Un corso di coding gli farà capire il mondo

La programmazione non è un’attività da ingegneri. Anzi: impararla già in tenera età è divertente, e dà una marcia in più

Tutto nella realtà che ci circonda è regolato da computer. Perciò, sin da piccoli, i nostri figli dovrebbero imparare a capire come funzionano da dentro, attraverso il coding, cioè la programmazione. Non stiamo parlando di qualcosa di riservato ai maschi appassionati di videogiochi: questa attività non conosce differenze di genere, anzi interessa anche le femmine. Il coding non solo è divertente e dà conoscenze tecniche, ma offre anche validi strumenti per affrontare meglio la vita.

Qui scopri perché saper programmare fa bene ai bambini e alcune informazioni utili su come e quando iniziare. 

Il divertimento è la motivazione più forte per i bambini, qualsiasi cosa facciano. Ecco perché bisogna evitare un approccio troppo teorico al coding e vanno messi in mano ai piccoli strumenti adatti alla loro età. A 4-5 anni non sanno leggere: per apprendere hanno bisogno di oggetti che rendano visibili i concetti complessi. Quindi vanno avvicinati al coding giocando con i robottini che insegnano a programmare.

È probabile che solo una piccola percentuale dei nostri figli farà l’informatico di professione. E non occorre essere dei genietti in matematica per capire come si programma un computer. Quello che si apprende con i nostri corsi è la logica, il cosiddetto pensiero computazionale: cioè il modo di ragionare dello scienziato, che scompone problemi, sperimenta e cerca soluzioni. Una risorsa che si potrà applicare alla vita di tutti i giorni, proprio come leggere e scrivere, che è indispensabile anche a chi non fa lo scrittore.

Incoraggia il libero arbitrio

Dallo smartphone al forno a microonde, siamo letteralmente circondati da oggetti hi-tech. Avvicinarsi sin da bambini al coding e all’informatica significa imparare a non essere succubi della tecnologia, ma apprezzarla per le opportunità che offre. Se vogliono essere padroni del mondo in cui vivono, i nostri figli hanno bisogno di capire come funzionano gli oggetti e non solo di usarli. Saper maneggiare gli strumenti informatici è il modo migliore per farne buon uso: favorisce un approccio sano verso la tecnologia e ne limita gli eccessi, come l’utilizzo smodato del telefonino o fenomeni ben più pericolosi come il cyberbullismo.

Sviluppa la creatività

Il gusto di inventare qualcosa è un’esperienza entusiasmante. Imparare a programmare è uno stimolo a creare, a progettare oggetti e aggiungere qualcosa al mondo. Esplorare, provare, sbagliare e, poi, arrivare alla soluzione: l’approccio al coding fa crescere l’autostima dei nostri piccoli. E poi qui non è come a scuola, dove l’errore non è ammesso. Ho progettato un codice che non va? Lo cancello e lo rifaccio, cercando di capire perché non ha funzionato. Il digitale consente di sbagliare a costo zero. Perciò è un’ottima palestra per confrontarsi con le proprie insicurezze.

Stimola il lavoro di squadra

Nel mondo scientifico le scoperte di una sola persona sono messe immediatamente a disposizione di tutti. Così avviene in un laboratorio di coding: le soluzioni non vanno mai a vantaggio del singolo, ma dell’intero gruppo con cui si sta lavorando. Questo insegna ai bambini che copiare non è necessariamente una cosa brutta: apprendere dagli altri un modo di fare corretto, senza rubarlo ma riconoscendolo come tale, è una tappa importante di crescita. Utile anche a migliorare il confronto con i coetanei, perché ci si abitua ad accogliere il punto di vista diverso e a lavorare insieme sullo stesso progetto.

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